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mercoledì 11 settembre 2013

MICHELSTAEDTER

Dedico questa poesia al filosofo Carlo Michelstaedter e alla sua disperata ricerca di un significato per la vita. Morto suicida all'età di 23 anni (1887 / 1910).


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Solitario, siedo sull’argine del fiume.
L’acqua fluisce lenta.
I piedi, immersi in quel fluido,
Sentono i brividi del fondo.

I pensieri, ugualmente, scorrono via.
Incorporati in quelle strette anse.
Sassi consunti, trascinati,
Dolenti, sull’arenile.

Tutto fugge.
In un pensiero vacuo.
Estraneo al senso.
Assurdo nel divenire.

Immergersi
in quel fluido fuggente.
separarsi dagli affanni,
non essere più.


(Claudio Lix)

lunedì 2 settembre 2013

Incubo

il sogno ha preso forma,
si è materializzato in schermi deformi,
che vorticavano freneticamente,
trascinandomi in scie di turbolenze,
e luci psichedeliche, ipnotizzanti!
spuntarono tante mani,
raggrinzite come rami secchi,
che allungavano le proprie propaggini orrende,
su tastiere infuocate, che si scioglievano,
come la speranza di fronte al dolore delle delusioni
indietreggiavo, cercando di  fuggire
da quella trappola virtuale,
ma venivo investito totalmente dall'incubo,
impedito dalle gambe che,
simili a quelle di un burattino,
si dimenavano nel vuoto, senza avanzare
il cuore, percorso dall'angoscia di perdere terreno,
si agitava, aumentando i suoi battiti,
c’era un eco di rumore pesante
i miei passi si confondevano
con quelli di soldati in marcia,
con il viso da morto
teschi perfettamente allineati,
con impresso un ghigno orribile,
file infinite di calotte sbiancate dal tempo,
che riflettevano una luce sinistra
il loro passo era accompagnato da un canto di dannati,
un sottofondo di voci terrificanti,
un coro di diavoli che rompevano i timpani
con i loro strilli di sofferenza:
  
“la tua luce è spenta!
"la tua luce è spenta!

mi sentivo pietra sepolcrale
immobile, nella mia solitudine,
con sopra inciso un passato sbiadito
ho in mano un pennello,
dipingo una tela sanguinante,
personaggi inesistenti,
mostruosi, che prendono vita
mi insultano,
ed io, impotente a respingerli,
restavo bloccato nella mie angosce. 
calarono le tenebre,
il mio corpo lo vidi dipinto
di ferite che sanguinavano,
non ero solo,
mille occhi mi osservavano,
scrutandomi in silenzio,
fuggo!
cado, mi rialzo e cado ancora,
come una foglia fluttuante, impotente
che inerme giace sulla terra fredda,
l'abbraccio di una madre crudele,
la voragine si stava chiudendo. 
tutto sembrava perduto quando
una mano possente afferra il mio braccio,
la sua stretta è forte, sicura!
mi trascina fuori del baratro
nido di quello esercito di morti,
sento le loro mani uncinate
aggrapparsi ai lembi della mia pelle lacerata,
rallentandone l’inutile fuga!
il mio corpo, stremato da quella terribile prova,
si arrende vinto dal male!
la mano è lì, temeraria,
saldamente afferrata al mio braccio!
non indietreggia! la sua forza cresce,
lentamente, mi trascina fuori! verso la luce!
mi sveglio ancora agitato da quelle  orribili visioni!
stento a riconoscere la stanza!
guardo le mie mani, contratte dalla paura,
che toccano il viso, imperlato di sudore
mi desto da quelle sensazione di stordimento,
offuscante la realtà, ed infine mi sveglio!
la realtà, l’osservo nella mia stanza,
non mi pare migliore dell'incubo,
intanto, nella mia mente,
riecheggiano le ultime parole di quello inno di dannati: 

“la tua luce si è spenta!
“la tua luce si è spenta!

martedì 4 giugno 2013

Polvere nel vento


L’esistenza scorre, senza coscienza
La gioia, il dolore, la speranza, le delusioni
Sono tuoi, ti appartengono,
Ma sono soltanto sfumature
Nel continuo spazio temporale della vita.
Siamo parte di una linea infinita,
un attimo preceduto e seguito da altri
il pensiero si perde nell’abbracciarli tutti
non coglie i limiti, anche se ti illudi
di poterli raggiungere e vincerli
ma l’intera linea non ha fine
si perde nella nebbia del tempo.
Quindi rimani tu, individuo
con la tua coscienza e i tuoi margini.
Il resto è fluido che non ti appartiene.
Lascialo scorrere per non soffrire
Tienilo distante per non bruciare.

martedì 16 aprile 2013

Il mondo ha senso solo se ami.....


Il mondo ha senso
Se ci sei tu
La musica ha ritmo
Se ci sei tu
Il mare ondeggia
Se ci sei tu
Il sole splende
Se ci sei tu
I fiori profumano
Se ci sei tu
L’arcobaleno è colorato
Se ci sei tu
Il cielo è azzurro
Se ci sei tu
Le stelle brillano
Se ci sei tu
La luna è una perla
Se ci sei tu
La strada è dolce
Se ci sei tu
Il vento accarezza
Se ci sei tu
Il mio viso sorride
Se ci sei tu
I miei occhi vedono
Se ci sei tu
Le mie mani accarezzano
Se ci sei tu
I miei passi ti seguono
Se ci sei tu
La mia anima è calda
Se ci sei tu
Il mio cuore batte
Se ci sei tu
Il mio sangue scorre
Se ci sei tu
Se tu non esistessi?
Dimmi perché dovrei esistere io?

domenica 7 aprile 2013

Solo gli occhi per piangere



E’ finita!
Un eco, un rumore,
che si ripete all’infinto
come un disco rotto,
Nemmeno le lacrime
Possono lenire quel vuoto
Non c’è più un domani
Sgomento, smarrimento
ti irridono, come
compagni di sventura
Nessuna speme
Solo volontà
Di dissolversi
Di chiudere il sipario
E immergersi nel buio
tagliando i lacci
Che tengono in vita
Un’esistenza spezzata
Solo un passo
L’ultimo e poi
Confondersi nel nulla.

lunedì 18 marzo 2013

Clochard


Ho perso tutto,
la casa,
gli amici e il lavoro,
anche la salute.
Abbiamo consegnato le chiavi
della nostra vita.
Siamo andati via,
per le strade, senza nulla,
solo con gli indumenti
che ci sono rimasti.
Non so dove
andremo a dormire,
non so se mangeremo.
Forse,
troveremo riparo sotto un ponte.
Ci copriremo,
con quello che capiterà.
Il freddo non ci farà paura.
Io e il mio amore
ci terremo stretti,
come abbiamo fatto
negli anni passati insieme.
Ci addormenteremo
contemplando le stelle,
abbracciati fino all’ultimo respiro.
Il sonno eterno
sarà suggellato
dall’ultimo bacio.”

venerdì 8 marzo 2013

Otto marzo


Oggi non ho fatto gli auguri alle donne.
L’otto marzo lo ritengo un giorno inutile.
Sarebbe stato meglio saltarlo.
Perché?
Perché mi appare il giorno dell’espiazione.
Si espia la colpa di un anno di indifferenza.
Un giorno che si colora di giallo,
Di splendidi mazzi di fiori e di parole.
Parole, vuote, messe insieme per stupire.
Il sorriso di un giorno, di un attimo.
E poi segue un anno di vuoto.
Un abisso di noia e di dolore.
Io invece,
Auguro alle donne di non diventare come noi,
Collezionisti di cuori,
Come tanti ali di farfalla spillate,
sull’albo dell’arroganza.
Di non raggiungere una parità,
che, distrugge la diversità.
La natura ci ha impiegato milioni di anni,
Per dividerci.
Auguro alle donne di mantenere la dignità
Che le rende speciali e regine della natura.
Alle donne, creatrici dell’uomo,
di mantenere
La superiorità che ha sempre avuto.